Sul Corriere della Sera del 10 aprile Claudio Magris commenta con partecipazione l’uscita di un libro
prezioso (Sfugge la vita, a cura
di Angela Michelis, trascrizioni di Rinaldo Allais, postfazione di Marco Cerruti,
editore Aragno) dove vengono pubblicati
taccuini e appunti di Carlo
Michelstaedter finora inediti. È
messo a disposizione dei lettori così il cantiere culturale ed
esistenziale in cui si forma il suo celebre La persuasione
e la rettorica, libro dopo aver terminato
il quale l’autore si uccise, nel 1910, ma che resta l’opera ancora,
anzi sempre più attuale d’«uno dei più grandi e tragici geni poetico-filosofici del secolo». Infatti
nulla di più pertinente di questa «lucidissma
diagnosi della modernità» in un tempo in cui, dice Magris,
tutto contrasta «la persuasione ovvero “il possesso presente
della propria vita”» ed è al culmine «l’inganno della civiltà,
che priva l’individuo di questa capacità di vivere ogni momento
senza sacrificarlo al domani».
Di qui «la fortuna del filosofo goriziano nella cultura e anche letteratura italiana ed europea,
e ora anche
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Carlo Michelstaedter
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americana». E di qui, anche, l’interesse per i «geniali aforismi», le
«brevi ma distese analisi filosofiche», i «fulminei schizzi di paesaggi
e di volti umani», gli «abbozzi teatrali», le trascrizioni di sogni
angosciosi, le «note sul rapporto tra progresso sociale e verità
individuale», per la «ricerca di una vita che non sia mancanza di
se stessa», dove la grande letteratura
e la grande musica compaiono «quale voce della vita autentica».
Il fatto è che «la vita autentica chiede di spogliarsi della
camicia di forza della rettorica, ma senza
questa soffocante corazza pure protettrice ci si può trovare esposti
al proprio insostenibile vuoto, ìmpari
a un assoluto ancor più insostenibile».
E allora è come se l’individuo venga a
trovarsi in una tragedia greca privata del coro, uomo tragico rimasto
solo.
A.S.
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