Sul Corriere della Sera del
19 aprile Giorgio Montefoschi
presenta l’ultimo romanzo di Elisabetta Rasy
(La scienza degli addii, Rizzoli),
in cui protagonisti sono il poeta russo Osip Mandelštam e
la moglie Nadežda, uniti per
vent’anni, fino alla morte di lui in un gulag siberiano nel
1938. Vi era stato chiuso per aver scritto una poesia contro Stalin. «Vent’anni
di sofferenze dell’anima e del corpo» in una Russia che allora
era «un inferno», scrive Montefoschi.
E cita una celebre frase, tragicamente
ironica, dello stesso Mandelštam: «Solo
da noi hanno rispetto per la poesia: in nessun altro paese uccidono
per motivi politici».
A.S.