Una
riflessione sul senso della parola, sul profondo significato
della poesia, a partire dalle tracce lasciate nella storia da
sette autori, nell’Amore
lontano di Sebastiano
Vassalli.
Nell’intervista
di Paolo Di Stefano sul Corriere, la testimonianza di un’esplorazione
profonda e partecipata, attraverso una dimensione che attraversa
il tempo, sulle tracce di autori come Omero, Rudel,
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Sabastiano Vassalli
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Virgilio,
Villon, Rimbaud, Leopardi,
ma
anche
su testi dell’Ecclesiaste.
A
partire da essi Vassalli,
costruisce la ricerca, «sulla scrittura
come forma assoluta di impegno» a partire, come si diceva, da quelle
che sono le tracce, per svilupparla in una narrazione immaginaria
o semplicemente romanzata.
Sembra
un po’ eccessivo parlare di «raccontare il percorso della poesia»,
ma questa operazione, in un epoca di epigoni, ci sembra comunque
sintomo positivo.
L’amore lontano, è un romanzo il cui titolo rivela un ossimoro, quando
la lontananza viene colmata da una desiderio di indagare vicinanze,
investigando nella vita degli autori, anche se può svelare o immaginare
le loro infinite debolezze umane.
L’operazione
che fa Vassalli, è quella di tentare di gettare un ponte ideale,
tra le sorgenti prime di opere di straordinaria importanza per lo
strumento creativo del linguaggio, e la dimensione del lettore contemporaneo,
facendo balenare, attraverso la narrazione, la densità di opere
che hanno mostrato, attraverso secoli di lettura e gli infiniti
modi di essere lette, una capacità di mantenere comunque la propria
identità e quindi insieme di essere magicamente metamorfiche. Un
gioco molto serio «sul crinale tra ciò che si sa e l’invenzione».
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