Segre
osserva come gli stimoli di ordine morale risultino fortemente
presenti nella letteratura del secolo trascorso e ne rappresentino
una componente fondamentale, che però finisce per perdersi, negli
ultimi anni, nella ottusa atonia della società computerizzata.
Segre dunque, sostiene la necessità di un impegno etico nel lavoro
della scrittura, che si schieri a difesa dei valori culturali
trascurati o disconosciuti da una società in cui dilaga il degrado
culturale con la sua omologazione e il suo sordo grigiore. Dunque,
si auspica un nuovo impegno che, si
rileva, caratterizza una serie di letterature emergenti.
Certo,
se molta parte del discorso del critico, può essere condivisa,
la sua presa di posizione anti-ideologica
lascia qualche perplessità, infatti anche all’interno di una opinione
ormai diffusa, ma quasi diventata luogo comune,
riteniamo debba esserci ben diversa articolazione.
Probabilmente l’autore si riferisce al fatto che l’etica
dovrebbe attenersi alla teoria e l’ideologia alla prassi, e che,
storicamente, si registrano tra i due livelli non poche pericolose
fratture. Ma quali sono i rapporti tra etica e ideologia (vedi
Weber)? Seguiamo Segre nel non condividere
la posizione di Croce che separa nettamente etica ed estetica
(se pur, come si diceva, con una serie di riposizionamenti),
ma questo significa forse che il giudizio estetico debba discendere
da un giudizio etico? Ma di quale etica parliamo? Quale deve essere
il rapporto tra etica, ideologia ed estetica? Certamente argomenti
da approfondire.