ritorna all'homepage

Newsletter n.2 Aprile 2005

Morti 2


Torna al sommario


IN PRIMO PIANO
Polemiche
post-ideologiche

Sartre versus Aron



Se ne è andato il poeta romagnolo Raffaello Baldini

A ottant’anni è morto a Milano Raffaello Baldini, ritenuto dalla critica una delle figure più significative della poesia italiana nonostante la (o forse a causa della) sua scelta di scrivere in dialetto “santarcangiolese” (Baldini era appunto nato a Santarcangelo di Romagna nel novembre del 1924). Aveva debuttato tardivamente a cinquant’anni suonati col volume E’ solitèri (’76), cui erano seguite le raccolte in versi La Nàiva (’82), Furistír (’88), Ad nòta (’95). Aveva poi pubblicato per Einaudi Intercity (2003). Baldini negli ultimi anni si era anche dedicato al teatro, scrivendo sempre in dialetto alcuni monologhi interpretati dall’attore Ivano Marescotti. Commemorandolo Franco Brevini ha osservato:


Raffaello Baldini

«I suoi libri sono gremiti dei fantasmi dell’uomo contemporaneo, a cominciare dal contrasto tra il bisogno di appaesamento, di radicarsi e di riconoscersi in una realtà identificata, e all’opposto la coscienza della sua impossibilità. Forse proprio per questo Baldini aveva scelto di scrivere in dialetto, un romagnolo difficile, ma originalissimo, che lo apparenta alla cosiddetta scuola di Santarcangelo, a Guerra, a Pedretti, a Fucci, grazie ai quali il piccolo centro del riminese si è conquistato un posto nella geografia letteraria del Novecento… Per un suo irriducibile pudore, ma anche assecondando un carattere tipico del proprio strumento, a dire io nelle sue poesie non è una figura riconducibile al profilo psicologico del poeta, ma una serie di individui che trascinano le loro esistenze tra senso di colpa e assurdo, tra Kafka e Beckett. Non c’è la voce, ma il coro».