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Newsletter n.2 Aprile 2005

Morti 1


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Sono scomparsi Hunter S. Thompson, Guillermo Cabrera Infante, Philip Lamantia e Robert Creeley

Si è suicidato a 67 anni con un colpo d’arma da fuoco a Woody Creek nel Colorado lo scrittore americano Hunter S. Thompson. Era l’autore del celebre Paura e disgusto a Las Vegas (1971), capolavoro della letteratura lisergica, e di Hell’s Angels (1967) vibrante reportage-verità sulle gang motociclistiche statunitensi. Altri libri fulminanti Paura e disgusto in campagna elettorale (1972) e Meglio del sesso (1994)


Hunter S. Thompson

ispirato alla campagna elettorale americana del ’92, nonché quarto volume dei Gonzo Papers, i volumi in cui Thompson aveva raccolto il meglio del suo strepitoso, irriverente, anarchico “giornalismo gonzo”. Tom Wolfe (Repubblica) ha scritto che se «… nel XIX secolo Mark Twain fu il re di tutti gli scrittori “gonzo”… nel XX secolo lo è stato Hunter Thompson, che definirei senz’altro il più grande scrittore comico del secolo in lingua inglese».

È morto a Londra, in seguito ad una infezione contratta in ospedale, Guillermo Cabrera Infante, 75enne scrittore cubano che aveva ottenuto nel ’97 il Premio Cervantes, considerato il massimo riconoscimento per gli scrittori di lingua spagnola. Di famiglia comunista era stato attivo partecipe della rivoluzione castrista con cui aveva poi rotto nel 1965 andando in esilio in Spagna e non volendo mai più tornare a Cuba, sempre in forte polemica con la sinistra europea sostenitrice del regime di Fidel Castro. Tra i suoi libri Così in pace come in terra (1960), Tre tristi tigri (1967) il romanzo di maggior fama, L’Avana per un infante defunto (1979) da molti considerato il suo capolavoro. Ha scritto Angela Bianchini (La Stampa): «Cuba e Cabrera Infante rimangono e credo che rimarranno tutt’uno, una sorta di unità creativa e storica che, a un certo punto del secolo appena trascorso, si è proiettata sullo schermo della narrativa mondiale a dare al mondo coscienza di luoghi e tempi fino allora sconosciuti».

La Beat Generation si assottiglia ancora di più con la dipartita del poeta americano Philip Lamantia, morto a 77 anni in seguito ad un attacco cardiaco. Tra i suoi numerosi volumi in versi: Erotic Poems (1946), Ecstasy (1959), Narcotica (1959), Destroyed Works (1962), Selected Poems (1967), The blood of the Air (1970), Becoming visible (1981), Meadowlark West (1986). Lo ha ricordato così Fernanda Pivano (Corriere della Sera): «Lamantia è stato un poeta visionario, come William  Blake, dice Lawrence Ferlinghetti: “Un poeta che riusciva a vedere tutto il mondo in un granello di sabbia”… Philip è stato il primo a divulgare il mondo dei surrealisti francesi alla generazione dei nuovi poeti americani. Dopo il distacco da Breton è passato attraverso una tormentata stagione con le droghe e quello che lui chiamava un “esperimento illuminista estetico”… Con Philip Lamantia se ne va uno degli ultimissimi “ragazzi” del movimento Beat… che ha cercato di opporsi alla guerra e alle ingiustizie con la forza della poesia, alle pallottole con il coraggio di una parola».

Altro poeta beat americano era Robert Creeley deceduto a 79 anni a Odessa, nel Texas. Creeley aveva pubblicato la sua prima poesia a vent’anni nella rivista di Harvard. Aveva in seguito iniziato una importante corrispondenza con i poeti William Carlos Williams, Ezra Pound e Charles Olson. Come responsabile della “Black Mountain Review” Creeley attraverso i suoi scritti critici era arrivato a definire una contro-tradizione della poesia americana. Dopo il suo incontro nel 1956 con Allen Ginsberg egli si accostò al movimento della Beat Generation pur senza fare mai organicamente parte del nucleo originario. Tra le sue molte raccolte di poesia: A Snarling Garlandof XmasVerses (1954), A Form of Women (1959), For Love: Poems (1962), Words (1967), A Day Book (1972), Thirty Things (1974), Selected Poems (1976). Sul manifesto è stato ricordato che «La sua partecipazione al movimento beat è un vero e proprio spartiacque nella sua vita. Di quell’esperienza conserverà il carattere fortemente anticonformista e una continua tensione alla ricerca e alla sperimentazione. Rispetto al riconoscimento della qualità della sua produzione poetica, che anche l’establishment gli riconosce, meno conosciuta rimane invece la sua collaborazione con artisti jazz o con gruppi rock, con cui ha dato vita a performance ed esibizioni che hanno iscritto Creeley tra le personalità più eclettiche del panorama poetico americano».