|
ispirato alla campagna elettorale americana del
’92, nonché quarto volume dei Gonzo Papers, i volumi in cui
Thompson aveva raccolto il meglio del suo strepitoso, irriverente,
anarchico “giornalismo gonzo”. Tom Wolfe (Repubblica)
ha scritto che se «… nel
XIX secolo Mark Twain fu il re di tutti gli scrittori “gonzo”… nel
XX secolo lo è stato Hunter Thompson, che definirei senz’altro il
più grande scrittore comico del secolo in lingua inglese».
È morto a Londra, in seguito ad
una infezione contratta in ospedale, Guillermo Cabrera Infante,
75enne scrittore cubano che aveva ottenuto nel ’97 il Premio Cervantes,
considerato il massimo riconoscimento per gli scrittori di lingua
spagnola. Di famiglia comunista era stato attivo partecipe della
rivoluzione castrista con cui aveva poi rotto nel 1965 andando in
esilio in Spagna e non volendo mai più tornare a Cuba, sempre in
forte polemica con la sinistra europea sostenitrice del regime di
Fidel Castro. Tra i suoi libri Così in pace come in terra
(1960), Tre tristi tigri (1967) il romanzo di maggior fama,
L’Avana per un infante defunto (1979) da molti considerato
il suo capolavoro. Ha scritto Angela Bianchini (La
Stampa): «Cuba e Cabrera Infante rimangono
e credo che rimarranno tutt’uno, una sorta di unità creativa e storica
che, a un certo punto del secolo appena trascorso, si è proiettata
sullo schermo della narrativa mondiale a dare al mondo coscienza
di luoghi e tempi fino allora sconosciuti».
La Beat Generation si assottiglia
ancora di più con la dipartita del poeta americano Philip Lamantia,
morto a 77 anni in seguito ad un attacco cardiaco. Tra i suoi numerosi volumi in versi: Erotic
Poems (1946), Ecstasy (1959), Narcotica (1959),
Destroyed Works (1962), Selected Poems (1967), The
blood of the Air (1970), Becoming visible (1981), Meadowlark
West (1986). Lo ha
ricordato così Fernanda Pivano (Corriere della Sera):
«Lamantia è stato un poeta visionario, come William
Blake, dice Lawrence Ferlinghetti: “Un poeta che riusciva
a vedere tutto il mondo in un granello di sabbia”… Philip è stato
il primo a divulgare il mondo dei surrealisti francesi alla generazione
dei nuovi poeti americani. Dopo il distacco da Breton è passato
attraverso una tormentata stagione con le droghe e quello che lui
chiamava un “esperimento illuminista estetico”… Con Philip Lamantia
se ne va uno degli ultimissimi “ragazzi” del movimento Beat… che
ha cercato di opporsi alla guerra e alle ingiustizie con la forza
della poesia, alle pallottole con il coraggio di una parola».
Altro poeta beat americano era
Robert Creeley deceduto a 79 anni a Odessa, nel Texas. Creeley
aveva pubblicato la sua prima poesia a vent’anni nella rivista di
Harvard. Aveva in seguito iniziato una importante corrispondenza
con i poeti William Carlos Williams, Ezra Pound e Charles Olson.
Come responsabile della “Black Mountain Review” Creeley attraverso
i suoi scritti critici era arrivato a definire una contro-tradizione
della poesia americana. Dopo il suo incontro nel 1956 con Allen
Ginsberg egli si accostò al movimento della Beat Generation pur
senza fare mai organicamente parte del nucleo originario. Tra le sue molte raccolte di poesia: A Snarling Garlandof
XmasVerses (1954), A Form of Women (1959), For Love:
Poems (1962), Words (1967), A Day Book (1972),
Thirty Things (1974), Selected Poems (1976). Sul manifesto è
stato ricordato che «La sua partecipazione al movimento beat è un
vero e proprio spartiacque nella sua vita. Di quell’esperienza conserverà
il carattere fortemente anticonformista e una continua tensione
alla ricerca e alla sperimentazione. Rispetto al riconoscimento
della qualità della sua produzione poetica, che anche l’establishment
gli riconosce, meno conosciuta rimane invece la sua collaborazione
con artisti jazz o con
gruppi rock, con cui ha dato vita a performance ed esibizioni che
hanno iscritto Creeley tra le personalità più eclettiche del panorama
poetico americano».
|