Lui gli scrittori li prende alla lettera. E' un gioco di
parole usato per fare il titolo della pagina del Giornale
del 17 febbraio scorso riservata a un
articolone di Tullio Avoledo, che racconta come sia riuscito
a entrare in corrispondenza con un folto gruppo di scrittori americani
tra i più celebrati. Avoledo è un friulano del '57, che ha fatto
carriera in banca e anche in letteratura. La sua scheda dice che
ha esordito con il thriller L'elenco telefonico di
Atlantide, edito da Sironi nel 2003 e ripubblicato
da Einaudi nei tascabili. L'anno dopo ha pubblicato
Mare di Bering, una storia di donne al potere in un'Europa
avveniristica, e poco fa ha dato alle stampe Lo stato
dell'unione, sempre con Sironi.
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Tullio Avoledo
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Lo scambio epistolare, confessa Avoledo, oltre a dargli
la gioia di «scaldarmi al fuoco dell'amicizia, della generosità» a ottenere informazioni
preziose e consigli utili per la stesura dei suoi romanzi. Il primo
scrittore agganciato è stato Kurt Vonnegut nel 1989, una lettera
in un inglese impacciato in cui lo paragonava a Mark Twain, che
spedì all'indirizzo della casa editrice
americana trovato fortunosamente su un tascabile. Vonnegut non solo
gli rispose nel giro di un paio di settimane, ma accluse alla lettera
una sua caricatura disegnata da lui stesso. Il secondo tentativo
fu nove anni dopo con John Updike, contattato, dopo due o tre prove
andate a vuoto, grazie a una felice intuizione:
scrisse alla bibliotecaria del paesino del Massachusetts in cui
lo scrittore vive pregandola di recapitargli la missiva ed ebbe
fortuna. Poi è stata la volta di Saul Bellow, Ken Follett, Wilbur
Smith, John Le Carré, David Foster Wallace,
Joe Haldeman, Michael Bishop, Arthur C. Clarke, l'autore di 2001:
odissea nello spazio, che, dice Avoledo, «mi aiutò a trovare lo spunto iniziale del mio primo romanzo». E poi altre celebrità come J. M. Coetzee,
John Irving, E. L. Doctorow, Martin Amis, Norman Mailer, Seamus
Heaney, Joseph Heller, Gore Vidal, Chuck Palahniuk fino a cento
e più. Perché, ci si può chiedere: «A ogni contatto - confida Avoledo
- sentivo di acquisire quello che certi popoli primitivi chiamano
'mana', un'energia mistica».
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