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Newsletter n.2 Aprile 2005

Julia Kristeva


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Polemiche
post-ideologiche

Sartre versus Aron


Dalla “semioanalisi” alle biografie di donne eccellenti.

L’approccio di Julia Kristeva è stato tradizionalmente quello di un’intelligenza affilata ma fredda, a volte perfino asettica, e di un culto tutto francese della “langue” e delle risonanze infinite delle parole che preludono ad un vero e proprio “inconscio della lingua”, al punto che leggere in traduzione i suoi testi rischia di far perdere tutte le nuances di senso che legano le parole tra loro. Le pagine dei suoi libri teorici sono astratte e insieme visionariamente carnali, come quando immagina  il discorso teorico della “filosofia della differenza” femminile emergere da


Julia Kristeva

un “taglio” primigenio.
Ci sorprende quindi ora di ritrovare, in un’intervista rilasciata a Repubblica (28 febbraio), una Kristeva più distesa, più colloquiale quasi, interessata a esplorare non solo gli strati profondi dei testi delle donne ma anche le loro biografie, quella serie di “accidenti”, di incroci tra volontà e destino, che caratterizzano ogni individuo. Nell’intervista la studiosa sottolinea che questa scelta di valorizzare non più “le donne” come categoria, ma alcune donne che in ambiti diversi rappresentano l’eccellenza femminile nel Novecento – la filosofa Hannah Arendt, la scrittrice Colette e la psicoanalista Melaine Klein – è un modo per sfuggire a quella “banalizzazione dell’inviduo” che caratterizza le democrazie attuali, a quella “collettività banalizzata” che include anche un certo “femminismo di massa”. Della trilogia dedicata alle donne eccellenti del Novecento, Donzelli ha appena tradotto il volume dedicato a Colette.                                      

T.C.