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un “taglio” primigenio.
Ci sorprende quindi ora di ritrovare, in un’intervista rilasciata
a Repubblica (28 febbraio), una Kristeva più distesa,
più colloquiale quasi, interessata a esplorare
non solo gli strati profondi dei testi delle donne ma anche le loro
biografie, quella serie di “accidenti”, di incroci tra volontà e
destino, che caratterizzano ogni individuo. Nell’intervista la studiosa
sottolinea che questa scelta di valorizzare
non più “le donne” come categoria, ma alcune donne che in ambiti diversi rappresentano
l’eccellenza femminile nel Novecento – la filosofa Hannah Arendt, la
scrittrice Colette e
la psicoanalista Melaine Klein – è un
modo per sfuggire a quella “banalizzazione dell’inviduo”
che caratterizza le democrazie attuali, a quella “collettività banalizzata”
che include anche un certo “femminismo di massa”. Della trilogia
dedicata alle donne eccellenti del Novecento, Donzelli ha appena
tradotto il volume dedicato a Colette.
T.C.
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