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Oggi c'è qualcosa di simile? Qualcuno dice il blog (in inglese:
contrazione di web e log, diario in rete). Per esempio, Carla Benedetti, autorevole critica letteraria controcorrente, ha dichiarato che oggi «in questo clima di restaurazione» è «molto difficile riuscire a conservare la libertà nei giornali» mentre nella Rete "si aprono spazi di libertà inimmaginabili». Per fortuna «in ogni dittatura ci sono voci che riescono ad aprirsi dei
varchi. Così anche nella nostra attuale dittatura
del mercato».
Indubbiamente il profumo di libertà che si assapora nella
blogsfera è contagioso. Sono sempre più numerosi gli scrittori,
i critici letterari, gli operatori culturali che aprono un loro
blog per dare spazio all'ispirazione, per polemizzare su avvenimenti
o su personaggi del mondo culturale, per criticare libri appena
usciti. Ma lo fanno anche gli intellettuali
comuni, i lettori forti, i ben informati, per poter dire la loro su questo o quel
problema. Perfino i giornalisti, gli inviati in zona di guerra o
i commentatori politici, hanno il loro blog nel quale rivelano retroscena
ed esprimono giudizi come non possono fare nei loro giornali.
Caratteristica fondamentale è che il blog è facilissimo da
usare. Basta farsene assegnare uno gratuitamente da questo o quel
provider e tuffarcisi dentro, approfittando dell'opportunità di
andare in Rete scrivendo direttamente sul proprio blog oppure partendo
da Word con il semplice copia e incolla. E senza limiti di spazio,
cioè buttando alle ortiche i vincoli dei
vecchi media: le righe nei giornali su carta e i minuti nei radio
e telegiornali.
L'espansione del Blog ne fa un argomento di dibattito. Il
12 marzo scorso Tuttolibri, il settimanale culturale della
Stampa, ha dedicato l'intera prima pagina a
un articolo di Gianluca Nicoletti, l'inventore della famosa
trasmissione radiofonica Golem, che sotto il titolo Di
tutto un blog sparava a zero contro la blogsfera italiana scrivendo:
«Altro che libertà espressiva e letteratura spontanea. A dettar
legge sono qualche decina di fighetti», così potenti e riveriti
che «ogni loro ruttino
diventa sublime espressione di novità». Nicoletti proseguiva con il suo linguaggio
personalissimo, tra l'erudito e il disinvolto, infarcito di neologismi,
nella stroncatura di persone e cose. A
un certo punto affermava che il blog deprime e prendeva a sostegno
di questa tesi «il calendario delle bloggers femmine pubblicato on line quest'anno:
quasi nessuna sorride, per lo più sono assorte, evanescenti, vestite
di spleen anche laddove siano spogliate».
Lo stesso sabato 12 marzo usciva un doppio paginone del Giornale
a firma di Luigi Mascheroni intitolato Plausi e botte
in Rete fra critici e scrittori. L'inchiesta prendeva il via
dalla domanda «Ma davvero la critica militante non è più quella dei giornali?»e cercava risposta facendo un viaggio nella
blogsfera «alla scoperta di vizi e virtù degli internettuali»col risultato di trovarsi «tra antiaccademici, oppositori digitali e
dilettanti allo sbaraglio». A corredo un'intervista
con Carla Benedetti e a fianco un articolo di Vittorio
Macioce che cercava un compromesso sostenendo
che nella blogsfera ci sono i buoni e i cattivi come dovunque.
Quattro giorni dopo, il 16 marzo, interveniva la Stampa, casamadre di
Tuttolibri, con un articolo di Anna
Masera che raccoglieva le reazioni dei bloggers all'attacco
di Nicoletti, varianti dall'indignazione al sarcasmo all'ammissione
di colpa. Accanto appariva un pezzo del "gran fustigatore"
Nicoletti, che ben lontano dallo scusarsi ribadiva
il suo punto di vista scrivendo che riguardo a Internet «appartiene veramente alla retroguardia continuare
a fingere entusiasmo e sorpresa».
Invece lo scrittore Ian Buruma, nato in Olanda 54
anni fa e attualmente docente al Bard College
di New York, noto anche in Italia per aver pubblicato il saggio
Occidentalismo presso Einaudi l'anno scorso, si impegnava
in un'ampia disamina del giornalismo sul blog, apparsa sul Financial
Times e riproposta dal Corriere della sera del 14 marzo.
Da quando «la proprietà dei mezzi d'informazione
è caduta nelle mani di gigantesche industrie dello spettacolo, i
grandi media, compiaciuti di far parte dell'establishment, «hanno imboccato la strada della cautela e
della mitezza». Ecco il motivo per cui
"i blogger sono diventati i principali oppositori del potere», annotava Buruma, che aggiungeva: «Sono gli scoop a fare la fortuna della blogosfera». E faceva qualche
esempio: il senatore americano «Trent Lott, ex leader della maggioranza repubblicana
al Senato, dovette dimettersi nel 2002 perché un blogger di nome
Joshua Marshall aveva rivelato il suo passato razzista" oppure
«senza il blog di Matt Drudge il nome di Monica
Lewinsky non sarebbe mai diventato così familiare». Ma anche i vertici dei grandi media
vengono presi di mira, scriveva Buruma. Il caso più clamoroso è
quello di dell'anchorman della CBS Dan
Rather, che proprio in questi giorni si è dovuto dimettere a causa
della rivelazione fatta da alcuni blogger che «erano falsi i documenti da lui usati per dimostrare
che George W. Bush aveva aggirato il servizio militare».
Un'esplorazione dell'universo del web viene
condotta da Giuseppe Granieri nel libro Blog generation,
edito in questi giorni da Laterza nei tascabili (pp.172, € 10).
L'autore rileva come l'offerta di formidabili strumenti di ricerca,
di comunicazione e di analisi apra straordinari orizzonti, consentendo, secondo
quanto scrive De Kerckhove nell'introduzione, la nascita di una
nuova "intelligenza connettiva".
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