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Newsletter n.2 Aprile 2005

Internet e dintorni


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Sartre versus Aron


Attraverso i Blog nuovi spazi di libertà

Samizdat, ricordate? Mezzo secolo fa c'era il fenomeno del samizdat (in russo: edizione privata), la diffusione clandestina di copie delle opere di scrittori dissidenti, di cui il regime sovietico proibiva la pubblicazione. Era lo strumento con il quale la libertà di espressione si batteva contro la dittatura. Sono passati cinquant'anni, di quella stagione s'è perduta la memoria.


Carla De Benedetti

Oggi c'è qualcosa di simile? Qualcuno dice il blog (in inglese: contrazione di web e log, diario in rete). Per esempio, Carla Benedetti, autorevole critica letteraria controcorrente, ha dichiarato che oggi «in questo clima di restaurazione» è «molto difficile riuscire a conservare la libertà nei giornali» mentre nella Rete "si aprono spazi di libertà inimmaginabili». Per fortuna «in ogni dittatura ci sono voci che riescono ad aprirsi dei varchi. Così anche nella nostra attuale dittatura del mercato».

Indubbiamente il profumo di libertà che si assapora nella blogsfera è contagioso. Sono sempre più numerosi gli scrittori, i critici letterari, gli operatori culturali che aprono un loro blog per dare spazio all'ispirazione, per polemizzare su avvenimenti o su personaggi del mondo culturale, per criticare libri appena usciti. Ma lo fanno anche gli intellettuali comuni, i lettori forti, i ben informati, per poter dire la loro su questo o quel problema. Perfino i giornalisti, gli inviati in zona di guerra o i commentatori politici, hanno il loro blog nel quale rivelano retroscena ed esprimono giudizi come non possono fare nei loro giornali.

Caratteristica fondamentale è che il blog è facilissimo da usare. Basta farsene assegnare uno gratuitamente da questo o quel provider e tuffarcisi dentro, approfittando dell'opportunità di andare in Rete scrivendo direttamente sul proprio blog oppure partendo da Word con il semplice copia e incolla. E senza limiti di spazio, cioè buttando alle ortiche i vincoli dei vecchi media: le righe nei giornali su carta e i minuti nei radio e telegiornali.

L'espansione del Blog ne fa un argomento di dibattito. Il 12 marzo scorso Tuttolibri, il settimanale culturale della Stampa, ha dedicato l'intera prima pagina a un articolo di Gianluca Nicoletti, l'inventore della famosa trasmissione radiofonica Golem, che sotto il titolo Di tutto un blog sparava a zero contro la blogsfera italiana scrivendo: «Altro che libertà espressiva e letteratura spontanea. A dettar legge sono qualche decina di fighetti», così potenti e riveriti che «ogni loro ruttino diventa sublime espressione di novità». Nicoletti proseguiva con il suo linguaggio personalissimo, tra l'erudito e il disinvolto, infarcito di neologismi, nella stroncatura di persone e cose. A un certo punto affermava che il blog deprime e prendeva a sostegno di questa tesi «il calendario delle bloggers femmine pubblicato on line quest'anno: quasi nessuna sorride, per lo più sono assorte, evanescenti, vestite di spleen anche laddove siano spogliate».

Lo stesso sabato 12 marzo usciva un doppio paginone del Giornale a firma di Luigi Mascheroni intitolato Plausi e botte in Rete fra critici e scrittori. L'inchiesta prendeva il via dalla domanda «Ma davvero la critica militante non è più quella dei giornali?»e cercava risposta facendo un viaggio nella blogsfera «alla scoperta di vizi e virtù degli internettuali»col risultato di trovarsi «tra antiaccademici, oppositori digitali e dilettanti allo sbaraglio». A corredo un'intervista con Carla Benedetti e a fianco un articolo di Vittorio Macioce che cercava un compromesso sostenendo che nella blogsfera ci sono i buoni e i cattivi come dovunque.

Quattro giorni dopo, il 16 marzo, interveniva la Stampa, casamadre di Tuttolibri, con un articolo di Anna Masera che raccoglieva le reazioni dei bloggers all'attacco di Nicoletti, varianti dall'indignazione al sarcasmo all'ammissione di colpa. Accanto appariva un pezzo del "gran fustigatore" Nicoletti, che ben lontano dallo scusarsi ribadiva il suo punto di vista scrivendo che riguardo a Internet «appartiene veramente alla retroguardia continuare a fingere entusiasmo e sorpresa».

Invece lo scrittore Ian Buruma, nato in Olanda 54 anni fa e attualmente docente al Bard College di New York, noto anche in Italia per aver pubblicato il saggio Occidentalismo presso Einaudi l'anno scorso, si impegnava in un'ampia disamina del giornalismo sul blog, apparsa sul Financial Times e riproposta dal Corriere della sera del 14 marzo. Da quando «la proprietà dei mezzi d'informazione è caduta nelle mani di gigantesche industrie dello spettacolo, i grandi media, compiaciuti di far parte dell'establishment, «hanno imboccato la strada della cautela e della mitezza». Ecco il motivo per cui "i blogger sono diventati i principali oppositori del potere», annotava Buruma, che aggiungeva: «Sono gli scoop a fare la fortuna della blogosfera». E faceva qualche esempio: il senatore americano «Trent Lott, ex leader della maggioranza repubblicana al Senato, dovette dimettersi nel 2002 perché un blogger di nome Joshua Marshall aveva rivelato il suo passato razzista" oppure «senza il blog di Matt Drudge il nome di Monica Lewinsky non sarebbe mai diventato così familiare». Ma anche i vertici dei grandi media vengono presi di mira, scriveva Buruma. Il caso più clamoroso è quello di dell'anchorman della CBS Dan Rather, che proprio in questi giorni si è dovuto dimettere a causa della rivelazione fatta da alcuni blogger che «erano falsi i documenti da lui usati per dimostrare che George W. Bush aveva aggirato il servizio militare».

Un'esplorazione dell'universo del web viene condotta da Giuseppe Granieri nel libro Blog generation, edito in questi giorni da Laterza nei tascabili (pp.172, € 10). L'autore rileva come l'offerta di formidabili strumenti di ricerca, di comunicazione e di analisi apra straordinari orizzonti, consentendo, secondo quanto scrive De Kerckhove nell'introduzione, la nascita di una nuova "intelligenza connettiva".