Quando il soggetto è Carlo
Emilio Gadda, la filologia è una
scienza tutt’altro che asettica, e quasi una presa diretta sul nascere
di irritazioni , riflessioni e ripensamenti
sul bordo tra vita e scrittura. Tanto più è il caso per questi
Appunti autobiografici iniziati da un Gadda
trentunenne nel 1925, al ritorno dall’esperienza di lavoro come
ingegnere in Argentina, e ora pubblicati per le cure di Dante
Isella nella rivista biennale I quaderni dell’ingegnere.
Testi e studi gaddiani, già edita da Ricciardi e ora passata
alla Einaudi.
Gli appunti gaddiani fanno parte del Fondo
Roscioni,
donato recentemente al Comune di
|

Carlo Emilio Gadda
|
|
Milano da uno dei massimi interpreti di Gadda,
Gian Carlo Roscioni,
autore della guida indispensabile all’esplorazione gaddiana, il saggio La disarmonia prestabilita. I quaderni di appunti
di Gadda contengono spunti letterari e
brani di opere a venire – ad esempio il Racconto
italiano di ignoto del novecento, rimasto poi imbastito e inedito
fino al 1983 – e sono quindi un preziosissimo cahier
d’écriture, ma ospitano anche lunghe lamentazioni personali
che ne fanno quasi un cahier
de doléance: episodi personali e familiari,
delusioni (nel '25 delusione per l’esperienza in Argentina, da cui
Gadda torna sconfitto e povero), ma soprattutto una ripetuta
autoanalisi che sembra piuttosto un’autodiagnosi
di nevrastenia e malattia e anche un referto di assoluzione per
un “povero malato” che non ha la forza di affrontare il mondo e
la vita. Questa insistenza sull’immagine di sé come “povero malato”
ha l’evidenza di un’ossessione personale, ma sembra già delineare
un personaggio, anzi il
personaggio gaddiano per eccellenza, incarnato dal Gonzalo
de La cognizione del dolore:
ingegnere controvoglia, misantropo in perenne stato di irritazione
verso il mondo, figlio ab aeternum e,
appunto, “povero malato” di una malattia sottile, che i medici ottusi
non capiscono, poiché è un male oscuro interiore e filosofico.
T.C.
|