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Newsletter n.2 Aprile 2005

Philip Roth


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Il suo Lindbergh, fantapresidente degli USA

Alla vigilia dell'uscita in Italia del suo nuovo romanzo Il complotto contro l'America (Einaudi editore, pp.412, € 18,20) Philip Roth ne parla con Antonio Monda nell'apertura della sezione Cultura della Repubblica del 15 marzo 2005. Una lunga e articolata conversazione per illustrare, spiegare e anche giustificare, come sembra necessario oltre che utile viste le polemiche che ha scatenato negli States, la storia che ha inventato in quest'ultimo libro. L'idea di fondo, dice Roth, gli venne da due righe lette nell'autobiografia di Arthur Schlesinger, in cui si fa cenno al tentativo del Partito repubblicano di candidare alla presidenza degli Stati Uniti nel 1940 Charles Lindbergh, personaggio mitico per aver compiuto


Charles Lindbergh

il 20 maggio 1927 il primo volo senza scalo da New York a Parigi con un monoplano monomotore, che battezzò Spirit of Saint Louis, aggiudicandosi un premio di 25.000 dollari messo in palio da un grande industriale alberghiero. Di segno diverso, anzi malauguratamente opposto, un'altra fetta di popolarità gli venne qualche anno dopo per la tragica vicenda del rapimento e della morte del suo figlioletto. «Che cosa sarebbe potuto succedere se i repubblicani avessero optato per lui?», si chiede Roth. «Dei possibili candidati Lindbergh era di gran lunga quello maggiormente a destra e probabilmente interpretava meglio di ogni altro gli umori isolazionisti del Paese». Da queste considerazioni è partito lo scrittore per costruire il suo nuovo romanzo. Per un ritratto completo di Lindbergh possibile candidato alla Casa bianca bisogna aggiungere che era un acceso anti-semita e nutriva simpatie per Hitler e il nazismo. Osserva Roth che «accusò la razza ebraica di costringere il Paese ad un intervento nella guerra che non era negli interessi degli americani». Quanto al nazismo, Lindbergh, al ritorno da un viaggio in Germania, «scrisse a un amico che Hitler era un grand'uomo che stava facendo il bene del suo Paese». Questa storia immaginaria si àncora a quella della famiglia Roth, il padre Herman soprattutto. Lo scrittore respinge le tesi di alcuni critici che hanno voluto vedere nel romanzo riferimenti all'attuale presidente George W. Bush: «Se volessi rispondere con una battuta direi: almeno Lindbergh era un aviatore» in realtà ho cominciato «a scrivere il romanzo prima ancora che giurasse per la prima volta come presidente. Rigetto questo accostamento che rischia di mettere in secondo piano il tema principale del libro: una famiglia ebrea si trova a vivere in un'America che perde progressivamente i suoi valori più autentici ed è devastata da un crescendo di avvenimenti tragici».