Alla vigilia dell'uscita in Italia del suo nuovo romanzo
Il complotto contro l'America (Einaudi editore, pp.412,
€ 18,20) Philip Roth ne parla con Antonio Monda
nell'apertura della sezione Cultura della Repubblica del
15 marzo 2005. Una lunga e articolata conversazione per illustrare,
spiegare e anche giustificare, come sembra necessario oltre che
utile viste le polemiche che ha scatenato
negli States, la storia che ha inventato in quest'ultimo libro.
L'idea di fondo, dice Roth, gli venne
da due righe lette nell'autobiografia di Arthur Schlesinger, in
cui si fa cenno al tentativo del Partito repubblicano di candidare
alla presidenza degli Stati Uniti nel 1940 Charles Lindbergh,
personaggio mitico per aver compiuto
|

Charles Lindbergh
|
|
il 20 maggio 1927 il primo volo senza scalo da New York
a Parigi con un monoplano monomotore, che battezzò Spirit of Saint
Louis, aggiudicandosi un premio di 25.000 dollari messo in palio
da un grande industriale alberghiero. Di segno diverso, anzi malauguratamente
opposto, un'altra fetta di popolarità gli venne qualche anno dopo
per la tragica vicenda del rapimento e della morte del suo figlioletto.
«Che cosa sarebbe potuto succedere se i repubblicani avessero
optato per lui?», si chiede Roth. «Dei possibili candidati Lindbergh era di
gran lunga quello maggiormente a destra e probabilmente interpretava
meglio di ogni altro gli umori isolazionisti del Paese». Da queste considerazioni è partito lo scrittore per costruire
il suo nuovo romanzo. Per un ritratto completo di Lindbergh possibile
candidato alla Casa bianca bisogna aggiungere che era un acceso
anti-semita e nutriva simpatie per Hitler e il nazismo. Osserva
Roth che «accusò la razza ebraica
di costringere il Paese ad un intervento nella guerra che non era
negli interessi degli americani». Quanto al nazismo, Lindbergh, al ritorno da un viaggio
in Germania, «scrisse a un amico che Hitler era
un grand'uomo che stava facendo il bene del suo Paese». Questa storia immaginaria si àncora
a quella della famiglia Roth, il padre Herman soprattutto. Lo scrittore
respinge le tesi di alcuni critici che
hanno voluto vedere nel romanzo riferimenti all'attuale presidente
George W. Bush: «Se volessi rispondere con una battuta direi: almeno Lindbergh
era un aviatore» in realtà ho cominciato «a scrivere il romanzo prima ancora che giurasse per la prima
volta come presidente. Rigetto questo accostamento che rischia di mettere in secondo piano
il tema principale del libro: una famiglia ebrea si trova a vivere
in un'America che perde progressivamente i suoi valori più autentici
ed è devastata da un crescendo di avvenimenti tragici».
|
|