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Newsletter n.2 Aprile 2005

Andrea De Carlo


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Sartre versus Aron


La creatività non s’insegna

Su il Giornale del 5 marzo intervista a Andrea De Carlo. Domande insipide e talora persino improbabili, quindi la tentazione di mollare lì. Per esempio: «In letteratura, che ruolo deve avere la parola?». L’interrogante sembra un ragazzino nell’età del “perché”. Quando diviene un pascoliano fanciullino e tocca, di striscio, una questione che è una questione («A cosa serve la letteratura?» – ha dimenticato di aggiungere «oggi», ma tant’è...), ci pensa De Carlo stesso a vagare nel tutto-nulla: «A rappresentare la realtà o a mettere in gioco l’immaginazione, a porre domande, a esercitare una critica, a capire, a fuggire dalla dimensione in cui sei


Andrea De Carlo

per esplorarne altre». Poi, di colpo, tutto sembra diventare chiaro: l’interrogante è palesemente uno che vuole andare a scuola di scrittura creativa e domanda se andarci serve a qualcosa. Lo scrittore, che a quel punto dev’essere disperato, cerca di stopparlo: «No. Sono delle piccole fabbriche di illusioni», la creatività non s’insegna, nemmeno quella occorrente per fare le domande.

Laddove si dimostra che anche concedere interviste è, per uno scrittore, una “questione di stile” (espressivo). Va da sé, poi, che le scuole di scrittura creativa sono tema complicato, che meriterebbe domande e risposte assai articolate.

A.S.