Moriva nel dicembre 2003, a meno di 50 anni, Giovanna
Sicari, una delle più sensibili e convincenti poetesse di
area romana. Adesso il marito Milo De Angelis, noto poeta
milanese, già capofila di quella che fu indicata negli anni ’70-’80
la corrente neo-orfica della poesia italiana, le dedica l’ultimo
libro Tema dell’addio (Mondadori), salutato da molti critici
come il suo migliore dal tempo di Somiglianze, il suo volume
d’esordio (1976). Ha osservato in proposito Franco Cordelli
(Corriere della Sera): «Una delle obiezioni che venivano mosse a De Angelis
è d’essere un poeta non già ermetico, bensì esoterico, come se
si divertisse a cifrare il suo linguaggio, o non potesse farne
a meno… Ben diverso è il caso di Tema dell’addio. Oso dire
che esso sta alle sue precedenti opere come Satura, e in
specie la prima sezione,
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Milo De Angelis
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“Xenia”, dedicata alla moglie morta, stava alla precedente
opera di Montale. In Tema dell’addio, beninteso, De Angelis
è sempre De Angelis, non ha ceduto la sua posizione di un millimetro…
La novità è che un oggetto, se si può usare un termine così grossolano,
un fatto, se questo non coincidesse con un non fatto, con una sparizione
(una perdita determinata), occupa l’intero orizzonte della poesia
e la àncora a terra. Essa, questa poesia, si divincola disperatamente.
Ma la sua voce, per quanto compulsiva, è ferma. Sta lì. Come una
roccia». Come recita una delle composizioni di De Angelis: «Nessun
gloria in excelsis, ma un groviglio / nervoso, un raschiare di suoni
e occhi / fissi all’ingiù, quel niente / che tiene freddo il pensiero,
quel tremito / di lampadine e aghi, qualcosa / che s’incarcera dove
grida. Il viso / toccava già la sua terra, vedeva lo scorrere /
pallido dei fenomeni / oh dormi, dissi, dormi / eppure io ero con
te / e tu non eri con me».
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