Il male è nelle cose (Mondadori, pp. 145) è il primo romanzo del poeta
Maurizio Cucchi e del fatto dà notizia, su l’Unità dell’8
marzo, Angelo Guglielmi
in una recensione che ha il tono sibillino di
un (se esistesse) anti-oracolo. Qualcosa come: io ti dico di che
si tratta, vedi tu qual è il senso. (Anzi, subliminare o subdolo: leggi questo libro.)
Così veniamo a sapere che «il male è nelle cose» è la tesi ideologica
di Pietro, il protagonista della vicenda, che, giovane
di buona famiglia borghese e quindi educato a rispettare gli altri,
tuttavia a volte per impulso sordo compie gesti che sono «tra l’atto gratuito
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Maurizio Cucchi
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e l’aggressione oltraggiosa» (Guglielmi),
tra Gide e Freud sembra di poter arguire. Perché?
Perché, appunto, «forse il male è proprio nel programma» (Cucchi).
Abbiamo dunque un romanzo ideologico (non però esistenzialistico,
in quanto – chiarisce Guglielmi – trapassa «dal dolore dell’individuo
al dolore del mondo»). Comunque è «un buon romanzo», giacché in
esso gli spunti ideologici vengono usati «come materiali di costruzione»
e infine si traducono «in lucidità stilistica e tensione di lingua.
È un romanzo cristallo del quale non ti interessa che la sua purezza».
A.S.
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