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Newsletter n.2 Aprile 2005

Gianni Celati


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Sartre versus Aron


"La fata morgana", etnografia fantasy

Sarebbe riduttivo ascrivere il nuovo libro di Celati La Fata Morgana, al genere fantasy, almeno a quello che di solito interpreta un diffuso e spesso disimpegnato desiderio di evasione, esso infatti ci sembra si ponga in maniera del tutto diversa.
Celati, utilizzando le sue facoltà immaginative ed affabulatorie, scrive di un misterioso popolo: i Gamuna, che hanno un particolare rapporto con il reale, non antropocentrico,
tanto da considerarlo come una sorta di miraggio, come
un rosario di illusioni da cui si lasciano passivamente cullare,


Gianni Celati

sprofondando nell’incanto del “ta”, del qui ed ora, senza mai alterare in nulla l’andamento naturale delle cose. Immaginazione e realtà come due specchi complementari, riecheggiando il concetto vichiano, che attribuisce alla fantasia un ruolo costitutivo dell’intelligenza, fino a farla coincidere con la memoria. Il superamento dell’atteggiamento critico, paradossalmente, dovrebbe essere una risorsa capace di divenire liberatorio e pacificato strumento di interpretazione.

Lo stesso Celati, in un suo intervento su L’Unità, fornisce alcune chiavi di lettura riprendendo alcuni spunti, a cominciare da Vico. L’autore ribadisce che l’impostazione del romanzo è etnografica, quindi suggerisce linee di pensiero attente ai diversi percorsi culturali, piuttosto che antropologica. Dunque un percorso più attento alle differenze, nel panorama impoverito della globalizzazione, piuttosto che alle scontate rassomiglianze, e questo, oltre ad essere un suggerimento filosofico, crediamo voglia avere un valore anche politico.