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Newsletter n.2 Aprile 2005

Alberto Arbasino


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Polemiche
post-ideologiche

Sartre versus Aron


«Sono un antropologo né ottimista né pessimista»

Alberto Arbasino  con il suo ultimo libro (Marescialle e Libertini, Adelphi) riceve su il Giornale di venerdì 4 marzo l’attenzione di un’intera pagina. A dire il vero la critica al testo, di mano di Plinio Perilli, fa solo da accompagnamento, nel suo taglio basso, a una grande intervista di Caterina Soffici allo scrittore. In effetti l’interesse della pagina dedicata ad Arbasino è rivolto più alla sua icona che ai suoi discorsi. I quali discorsi (che in quest’ultimo caso concreto si presentano, secondo il recensore, come «un ennesimo, zigzagante centone... anzi armonioso o dissonante feuilleton di madrigalesca, jazzizzata, operistica o dodecafonica Storia delle Idee») appunto interessano all’intervistatrice solo perché lui «forse è uno dei pochi scrittori italiani che


Alberto Arbasino

riesce a mettere d’accordo la destra e la sinistra». Nel senso che volando alto «su un paesaggio popolato di zombi... si tiene al di sopra delle parti». Sarebbe cioè un impolitico, come piace alla destra. Anche se, nota con lucidità l’intervistatrice, è vero che scrive indifferentemente per Il Foglio e per la Repubblica, «però bombarda i giornali di letterine o piccoli rap, aforismi, battute e ragionamenti episodici che danno la misura del suo distacco dal mondo [di oggi] e al tempo stesso della sua attualità». Appropriata quindi la registrazione dell’idea di Arbasino che la gerarchia dei generi sia «stupida» e «imposta», per cui, essendo che gli « inteventi politici e civili non solo non piacciono ai giornali, ma sono una forma che rischia di apparire di un illuminismo démodé», gli sembra più efficace evitare quelle «prediche delle quali il lettore si stufa dopo cinque righe» e tenersi sul breve. Resta dunque un osservatore attento e sdegnato, per quanto «sornione», della volgarità dei tempi. Chissà, a suo modo è un engagé, un politico (ahi!) comunque.

«Ma questa Italia è davvero così brutta? “Io sono un antropologo e come tale non sono né ottimista né pessimista. Osservo”.» Elegantemente l’intervista termina qui.

A.S.