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È
morto a 89 anni Arthur Miller il decano della drammaturgia americana
del secondo Novecento. Quando era stato tra il 1956 e il 1961 il
terzo, invidiatissimo marito di Marilyn Monroe, Miller aveva già
scritto (nel '49) la pièce, Morte di un commesso viaggiatore,
che gli avrebbe dato fama perenne e che in Italia era stata inscenata
da Luchino Visconti con la compagnia Stoppa-Morelli. Il primo significativo
successo teatrale era stato, comunque, nel '47 Erano tutti miei
figli, poi nel '53 l'ebreo di sentimenti liberal-democratici Miller
aveva scritto Il crogiolo,
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Arthur Miller
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dove rievocando il processo per stregoneria svoltosi a Salem nel 1692,
tracciava una potente allegoria dell'America stravolta dal maccartismo.
Tra gli altri suoi lavori da ricordare Uno sguardo dal ponte, L'orologio
americano, Una specie di storia d'amore, Dopo la caduta, poco felice
raffigurazione del suo matrimonio con Marilyn, e poi Vetri rotti,
sull'introiezione dell'incubo dell'antisemitismo, Un nemico del popolo,
ripreso da Ibsen, Discesa da Mount Morgan, e più di recente
Il mondo di Mr. Peters, bellissimo diagramma scenico sulla vecchiaia.
Tra le sue opere importanti si annovera anche il romanzo Focus, pubblicato
nel '45, sempre sul tema della diversità e della persecuzione
degli ebrei. Commentando la sua scomparsa sul Giornale ha scritto
Eraldo Affinati: "In origine c'era Ibsen
nella percezione
di Arthur Miller
Ma il rovello psichico del grande commediografo
norvegese, nei cortili interni di Brooklyn, perde la sua tensione
universale di matrice nordica e sostiene piuttosto un'altra frattura
interiore: lo scarto lacereante fra lo strenuo desiderio di integrità
morale e la legge imbattibile della convenzione sociale".
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