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Mentre
la lingua italiana viene declassata in Europa ed esclusa dagli idiomi
di riferimento del Vecchio Continente, un partecipe articolo apparso
sul Giornale segnala il piccolo, ma incoraggiante fenomeno degli
immigrati stranieri che scelgono di scrivere in italiano. Negli
ultimi quindici anni, a partire dalla pubblicazione presso Garzanti
del libro autobiografico del senegalese Pap Khouma Io, venditore
di elefanti, è cresciuta nel nostro paese una "letteratura
della migrazione", assai articolata che può contare
su piccole case editrici, su riviste e siti on line,
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Gezim Hajdari
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su vari concorsi letterari. Tra gli autori citati ci sono l'egiziano
Mohamed Ghonim, l'algerino Smari Abdel Malek, il poeta camerunese
Ndjock Ngana che usa il nome di Teodoro, i senegalesi Mbacke Gadji
e Saidou Moussa Ba, il siriano Yousef Wakkas e il togolese Kossi Komla-Ebri.
Un caso a parte è l'albanese Gëzim Hajdari, laureato alla
Sapienza di Roma, esule in Italia a Frosinone, autore di vari libri
di poesia e di racconti. C'è ancora tutto da studiare e da
capire circa lo spessore e la dimensione culturale di questo fenomeno
letterario. Ad esempio, Komla-Ebri ritiene che si debba parlare di
una letteratura africana in lingua italiana: "Come frutto dell'immigrazione
nella letteratura mondiale africana, accanto a una letteratura anglofona,
francofona, lusofona, sta germogliando un'italofona". Il meticciato
si sta sviluppando e, forse, proprio da lì arriveranno le più
belle sorprese per la letteratura italica del futuro. |
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