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Newsletter n.1 Febbraio 2005

E' morto Mario Luzi


E' morto Mario Luzi
il decano della poesia italiana, senatore a vita

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E' morto il decano della poesia italiana, senatore a vita
Si è spento a novant'anni, dopo settant'anni di operosissima vita artistica, il poeta fiorentino Mario Luzi, che era stato nominato pochi mesi fa senatore a vita della Repubblica. Decano delle lettere italiane dalla prima raccolta in versi La barca (1935) sino all'ultimo libro Dottrina dell'estremo principiante (2004), Luzi ha incarnato, fin dalla prima stagione dell'ermetismo, con coerente tenacia e alta qualità l'idea di una scrittura poetica di forte impianto lirico che s'interroga sulle

Mario Luzi
domande fondamentali dell'esistenza umana e della natura delle cose,totalmente permeata da una visione cristiana dell'amore pronta però a immergersi nel "fuoco della controversia". Per Andrea Zanzotto (Corriere della Sera), la poesia di Luzi "dopo i primi libri… s'è caratterizzata come una forma di orfismo di derivazione ermetica… (egli) si rivela grande poeta della campagna, grandissimo poeta del paesaggio e del dramma che la natura porta con sé e dell'uomo che vive in questa dimensione". Dario Fo (Messaggero) sottolinea che "il senatore Luzi ha vissuto in pieno il ruolo che la Repubblica gli ha conferito, dandogli l'importanza che merita. Ha ascoltato, ha parlato. Con la lucidità critica dell'intellettuale, con la parola fuor dai denti dei toscani, con il preciso intento di essere cittadino fra i cittadini, ma con una responsabilità e dei doveri speciali". Secondo Alberto Asor Rosa (Repubblica) "Il tratto che colpisce di più è innanzitutto la sua fedeltà alle ragioni della 'parola poetica', anche quando sembrava che ciò fosse ormai risolutamente e definitivamente fuori dal tempo". Sullo stesso quotidiano, Alberto Arbasino ricorda un viaggio fatto insieme nella Cina delle Guardie Rosse: "Non ci si annoiò per un attimo, fra quelle attese e trasferte interminabili. Luzi - sobrio, scabro, mai stracco, privo di bisogni elementari nel suo irsuto cappotto - lo paragonavamo ai più resistenti cammelli d'altopiano o pianura. Ma la sua conversazione asciutta ed esatta 'andava all'osso'". Giuseppe Conte (Giornale) afferma che "era in Luzi che continuava la grande strada maestra aperta dalla poesia italiana del Novecento, da Ungaretti e da Montale… Luzi portava la poesia ai suoi vertici novecenteschi, e con la sua insuperabile, straordinaria freschezza degli anni tardi la traghettava nel nuovo secolo e nel nuovo millennio". Giulio Ferroni (Unità) sostiene che "poeta cristiano dunque è stato Luzi, poeta integralmente cristiano e 'dantesco'. Molti di noi hanno capito solo tardi il valore profondo di questo essere cristiano del poeta… Le vicende degli ultimi decenni ci hanno invece mostrato quanto fosse determinante ed essenziale, anche per capire le contraddizioni della realtà contemporanea, per svelare i meccanismi, per denunciare gli obbrobri e le stortura, una voce così intensamente cristiana e dantesca come quella di Luzi". Per Mario Baudino (Stampa) Luzi "ha attraversato il Novecento nella forma del 'raccoglimento', come disse, non rinunciando però ad assumere su di sé i grandi eventi, le catastrofi, i 'cataclismi'; a cercare nei versi una risposta… Era un uomo mite, ma non arrendevole". Sullo stesso organo Lorenzo Mondo rileva la che la sua poesia "unisce la storia e la metastoria, il transeunte e l'eterno. Perché, ammonisce il poeta, 'solo la parola all'unisono di vivi / e morti, la vivente comunione / di tempo e eternità vale a recidere / il duro filamento d'elegia".

Direttore Responsabile
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Segretaria di redazione
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Responsabile grafico
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