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settandue anni è scomparso a Roma il massimo psicanalista
italiano di scuola junghiana. Nato a Napoli nel 1933 Aldo Carotenuto
si era a lungo occupato di rapporti tra psicanalisi e letteratura,
a partire dal libro L'autunno della coscienza ('85) che era dedicato
all'opera di Pier Paolo Pasolini. In seguito si era occupato di
Kafka nel volume La chiamata del Daimon, mentre Le rose della mangiatoia
era dedicato ad Apuleio; vanno inoltre ricordati alcuni suoi studi
su Dostoevskij, Shakespeare e Bousquet. Tra le tante sue pubblicazioni
grande successo anche all'estero ebbe il libro Sabina Spielrein
tra Jung e Freud ('80),dove si illuminava la relazione "impossibile"
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Aldo Carotenuto
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tra Jung e la Spielrein e l'intervento di Freud a tacitare quell'amore
non ortodosso. Ha ricordato Stefania Scateni sull'Unità che
"particolare attenzione ha dedicato Carotenuto al problema dell'amore
di transfert, in molti scritti
ha affrontato la questione dei
rapporti tra analista e paziente e sottolineato l'inautenticità
del concetto di "neutralità". La materia stessa che
è fonte e oggetto di lavoro psicanalitico, cioè la storia
intima del paziente, diceva, rende l'analisi per eccellenza il luogo
di Eros e Thanatos. Solo la consapevolezza della forza degli affetti
che circolano all'interno della coppia analitica rende l'analista
capace di fronteggiare le sofferte richieste del paziente, laddove
la negazione del coinvolgimento rende l'analista vulnerabile e cieco".
Era Aldo Carotenuto uno psicanalista dichiaratamente appassionato
dell'amore e della passione d'amore e che, proprio per questo, non
ha mai rischiato di essere vittima del "ritorno del rimosso".
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