|
Tradotto
su Repubblica l'81enne Norman Mailer prova a tracciare un diagramma
deontologico dei doveri degli scrittori nell'America dominata dai
neocons e dalla linea della "guerra infinita". Noi romanzieri,
dice Mailer, "partiamo da finzioni. Ciò vuol dire che
facciamo delle supposizioni sulla natura della realtà. In
altre parole, viviamo con delle ipotesi le quali, quando, ben scelte,
possono arricchire le nostre menti e - si spera sempre - altrettanto
quelle dei lettori". Compito degli scrittori, aggiunge
|

Norman Mailer
|
|
Mailer, è quello di cercare di arrivare ad una verità
diversa da quella ufficiale, che è sempre segnata e manipolata
dal potere. Per esempio, negli Usa della guerra senza confini al terrorismo,
"A questo fine gli americani dovevano essere incoraggati a vivere
con tutte le certezze del mito, aggirando la sottile linea dell'indagine
implicita nell'ipotesi. La differenza è cruciale. L'ipotesi
apre la mente al pensiero, al confronto, al dubbio, all'elusività
della verità. I miti, viceversa, sono ipotesi congelate. Gli
interrogativi seri ricevono per risposta dichiarazioni e non sono
riproposti. Ciò che occorre è una favola morale a livello
infantile. Il bene vincerà sull'oscuro nemico". Se Mailer
rimane, comunque, all'interno di un'ottica Usa-centrica, chi prova
a spostare il punto di vista è il 28enne romanziere newyorkese
Jonathan Safran Foer che, intervenendo a Venezia al XXII seminario
di perfezionamento della Scuola per Librai, ha accusato la cultura
americana di vocazione autarchica, di essere provinciale e indifferente
alle voci esterne alla democrazia imperiale yankee: "È
inqualificabile che negli Stati Uniti le opere letterarie tradotte
da lingue straniere ogni anno siano meno del 3% sul totale di quelle
pubblicate. In tutti gli altri Pesei del mondo le percentuali sono
ben più elevate (dal 25 al 45%). Aggiungiamo che gran parte
del 3% americano consiste di nuove tradizioni di classici, quindi
lo spazio delle nuove voci straniere è in realtà molto
minore". Conclude con un grido di dolore Foer: "A volte
penso ai libri che non leggerò mai e che avrebbero cambiato
la mia vita. Penso a tutta quella comprensione perduta
Chi non
vorrebbe avere più modelli? Chi non vorrebbe disporre di tutte
le fonti di ispirazione possibili?". Foer ha ragione, ovviamente,
ma tutti i suoi compatrioti che hanno rileletto George Bush non sembrano
proprio interessati a conoscere il mondo. Gli basta avere l'illusione
di dominarlo. |
|