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Newsletter n.1 Febbraio 2005

Letteratura Usa


E' morto Mario Luzi
il decano della poesia italiana, senatore a vita

IN PRIMO PIANO
Discussioni - Mercato editoriale, bestseller, cultura popolare
e il "suicidio" della critica militante


Baricco
Lo scrittore diventa editore della Fandango Libri

Editoria
Agli "Stati Generali" gli scrittori non hanno diritto di parola

Lettura
Sono sempre meno i giovanissimi che si dedicano ai libri

Ristampe
Una antologia che non si emenda

Polemiche
Il consumismo visto da destra, visto da sinistra

Premi letterari
Una inflazione (e una febbre) che non accenna ad acquietarsi

Letteratura Usa
Quali i compiti degli scrittori nell'America del dopo-11 settembre?

Enigmi
L'identità misteriosa di Elena Ferrante

Covacich
Quando il reality show diventa un romanzo

Baumann
L'intellettuale come mediatore culturale


Guglielmi
Un numero monografico di "Panta" sul critico bolognese

Amicizie
Parise e La Capria, complici e insoddisfatti

Carteggi
Tra Cesare Cases e Sebastiano Timpanaro lettere senza convenevoli

Critica
Perché bisogna cambiare il "canone"

Meticciato
Se gli stranieri decidono di scrivere in italiano

Revisioni
Sgalambro vs Sciascia: basta coll'equazione Sicilia = mafia

Arthur Miller
Morte di un commesso drammaturgo

Letteratura e psicoanalisi
Un convegno a Roma sul disagio della civiltà

Lutti
È morto Aldo Carotenuto, psicanalista junghiano

Transeuropa Express
Scrittori europei a confronto a Roma

Quali i compiti degli scrittori nell'America del dopo-11 settembre?
Tradotto su Repubblica l'81enne Norman Mailer prova a tracciare un diagramma deontologico dei doveri degli scrittori nell'America dominata dai neocons e dalla linea della "guerra infinita". Noi romanzieri, dice Mailer, "partiamo da finzioni. Ciò vuol dire che facciamo delle supposizioni sulla natura della realtà. In altre parole, viviamo con delle ipotesi le quali, quando, ben scelte, possono arricchire le nostre menti e - si spera sempre - altrettanto quelle dei lettori". Compito degli scrittori, aggiunge

Norman Mailer
Mailer, è quello di cercare di arrivare ad una verità diversa da quella ufficiale, che è sempre segnata e manipolata dal potere. Per esempio, negli Usa della guerra senza confini al terrorismo, "A questo fine gli americani dovevano essere incoraggati a vivere con tutte le certezze del mito, aggirando la sottile linea dell'indagine implicita nell'ipotesi. La differenza è cruciale. L'ipotesi apre la mente al pensiero, al confronto, al dubbio, all'elusività della verità. I miti, viceversa, sono ipotesi congelate. Gli interrogativi seri ricevono per risposta dichiarazioni e non sono riproposti. Ciò che occorre è una favola morale a livello infantile. Il bene vincerà sull'oscuro nemico". Se Mailer rimane, comunque, all'interno di un'ottica Usa-centrica, chi prova a spostare il punto di vista è il 28enne romanziere newyorkese Jonathan Safran Foer che, intervenendo a Venezia al XXII seminario di perfezionamento della Scuola per Librai, ha accusato la cultura americana di vocazione autarchica, di essere provinciale e indifferente alle voci esterne alla democrazia imperiale yankee: "È inqualificabile che negli Stati Uniti le opere letterarie tradotte da lingue straniere ogni anno siano meno del 3% sul totale di quelle pubblicate. In tutti gli altri Pesei del mondo le percentuali sono ben più elevate (dal 25 al 45%). Aggiungiamo che gran parte del 3% americano consiste di nuove tradizioni di classici, quindi lo spazio delle nuove voci straniere è in realtà molto minore". Conclude con un grido di dolore Foer: "A volte penso ai libri che non leggerò mai e che avrebbero cambiato la mia vita. Penso a tutta quella comprensione perduta… Chi non vorrebbe avere più modelli? Chi non vorrebbe disporre di tutte le fonti di ispirazione possibili?". Foer ha ragione, ovviamente, ma tutti i suoi compatrioti che hanno rileletto George Bush non sembrano proprio interessati a conoscere il mondo. Gli basta avere l'illusione di dominarlo.

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