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Osserva
il maggiore critico televisivo italiano, Aldo Grasso, che "i
romanzi più interessanti degli ultimi anni hanno sempre la
tv accesa sullo sfondo, da Talk show di Luca Doninelli a Il paese
delle meraviglie di Giuseppe Culicchia, da Il re del mondo di Ivan
Cotroneo a La televisione di Jean-Philippe Toussaint". L'ultima
segnalazione è per il nuovo romanzo di Mauro Covacich, Fiona,
pubblicato da Einaudi, che immerge la materia narrativa nel
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Alessandro Covacich
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mondo dei reality show, dei Grandi Fratelli televisivi, dove si sviluppa
una superfetazione di realtà artificiale, finzionale che diventa
a un certo punto più concreta e presente della "realtà
reale". Scrive Covacich: "Oggi sul mercato ci sono moltissimi
prodotti depurati della loro essenza nociva: caffè senza caffeina,
panna senza grassi, birra senz'alcol
La realtà virtuale
ha semplicemente generalizzato tutto ciò. Il caffè decaffeinato
sa di caffè senza essere caffè? Bene, la realtà
virtuale sa di realtà senza essere realtà. Tutto qui".
Tutto qui e, dunque, tutto bene? Ci aspetta un futuro di mutanti teledipendenti
per i quali la vita è tutta un reality? Covacich non lo dice,
ma neppure lo esclude. Che il suo sia un romanzo horror?
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