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Promosso
dalla Casa delle Letterature e dalla Fondazione Ratti, in collaborazione
con gli istituti stranieri di cultura, si è tenuto a Roma
dal 23 al 26 febbraio un simposio, modulato in cinque incontri,
con ventisei scrittori rappresentativi ognuno di un paese europeo,
sul tema dell'identità europea.
L'identità in questione non è naturalmente quella
economico-amministrativa dei regolamenti comunitari, ma quella culturale:
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la cultura diventa così l'orizzonte in cui comporre le differenti
storie e vicende nazionali in una prospettiva più ampia.
Come sottolinea lo scrittore tedesco Friedich Christian Delius - uno
dei più lucidi e lungimiranti tra gli scrittori riuniti a Roma
- il giacimento aureo e il futuro dell'Europa sono nella cultura,
in ogni sua forma: letteratura, arte, teatro, cinema, filosofia. Il
problema grave è che gli europei non hanno in genere "coscienza
di tale ricchezza", coscienza che implica anche "la responsabilità
di dover trasmettere questa ricchezza alle generazioni successive".
Delius cita a sostegno delle sue tesi autori europei di ogni epoca
ma anche - e forse non è un caso - un testo del saggista statunitense
Jeremy Rifkin, Il sogno europeo, nel quale si prospettano i modi in
cui l'Europa può diventare il vero motore globale del progresso
dopo l'inevitabile declino del sogno americano e soprattutto di una
politica basata sull'egoismo, il profitto, il dominio.
Curiosamente sono stati molti gli scrittori che, oltre a Delius, hanno
scelto nei loro interventi di guardare alla questione dell'identità
europea da un'angolazione distanziata. Delius e la scrittrice spagnola
Rosa Montero hanno scelto di guardare all'Europa dalla riva opposta
dell'Atlantico ("Ho scoperto l'esistenza dell'Europa nel 1983,
durante il mio primo soggiorno negli Stati Uniti", esordisce
la Montero nel prendere la parola al simposio).
Altri autori hanno scelto una postazione addirittura più distante.
E' il caso ad esempio dello scrittore belga Jean-Philippe Toussaint
, che ha scelto come punto di osservazione sull'Europa niente meno
che la Cina: "Ho intenzione, per raggiungere il distacco necessario
all'osservazione di eventuali specificità europee nei miei
libri, di fare una deviazione in Asia".
Per molti autori l'identità europea è definibile solo
"in negativo", ossia si può dire solo ciò
che l'Europa non è, con una posizione che ricorda quella di
una celebre poesia di Montale: "Possiamo solo dire ciò
che non siamo, ciò che non vogliamo".
Comunque dai ventisei interventi sono emersi spunti ed esperienze
interessanti. Peccato che lo spazio dedicato alla discussione fosse
molto ridotto: il simposio poteva essere un'occasione di reale scambio
e dibattito, e invece la maggior parte del tempo è stata assorbita
nella lettura di relazioni lunghissime. Ci è sembrato poi che
la rappresentanza italiana degli autori presenti, molto importante
dal momento che l'Italia era il paese che ospitava l'incontro, non
fosse sufficientemente rappresentativa, nel numero e nelle scelte
specifiche, della ricchezza nazionale e europea delle nostre lettere.
Ma questa è solo la prima puntata di TRANSEUROPA EXPRESS. Vedremo
cosa ci riservano i prossimi appuntamenti.
Ricordiamo gli scrittori che erano presenti a questo primo appuntamento:
Robert Schindel (Austria); Jean-Philippe Toussaint (Belgio); Panos
Ioannides (Cipro); Jean-Christian Grondahl (Danimarca); Emil Tode
(Estonia); Jorn Donner (Finlandia); Jean Rouaud (Francia); Friedrich
Christian Delius (Germania); Ersi Sotiropoulus (Grecia); Jonathan
Coe (Gran Bretagna); Com Toibin (Iralnda); Dacia Maraini (Italia);
Mara Zalite (Lettonia); Tomas Venclova (Lituania); Janine Goedert
(Lussemburgo); Oliver Friggieri (Malta); Kader Abdollah (Olanda);
Stefan Chwin (Polonia), Lidia Jorge (Portogallo) Daniela Hodrova (Repubblica
Ceca); Ivan Strpka (Slovacchia), Ales Debeljak (Slovenia); Rosa Montero
(Spagna), Richard Swartz (Svezia) Gabor Gorgey (Ungheria), Emine Sevgi
Ozdamar (Turchia).
( Tiziana Colusso )
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