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Presso
le Edizioni della Normale è uscito un volume intitolato Un
lapsus di Marx. Carteggio 1956-1990 che contiene 117 lettere e sei
cartoline che si sono scambiti il germanista Cesare Cases, oggi
85enne, e il filologo Sebastiano Timpanaro (1923-2000). Dall'epistolario
esce un quadro critico delle discussioni culturali nell'ambito della
casa editrice Einaudi, ma anche sui rapporti che intercorrevano
nell'area intellettuale che era prossima al Pci.Negli anni '60 i
due non si fanno abbagliare da certi "grandi nomi". Così,
Timpanaro giudica "Lévi-Strauss
uno dei più
abili imbroglioni dei
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Cesare Cases
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tempi moderni, un vero asso del ciarlatanismo". Del pari, per
Cases "lo strombazzatissimo Roland Barthes mi sembra di un'ignoranza
davvero monumentale, benché insegni alla scuola "des Hautes
Ètudes". I due discutono inoltre dei gruppi extraparlamentari
alla sinistra del Pci, come delle teorie antropologiche di De Martino,
criticano la moda dello strutturalismo, come gli errori dei traduttori.
Cases commentando le polemiche sul romanzo La storia della Morante,
reputa la scrittrice romana "ideologicamente un disastro",
e d'altronde di Asor Rosa dice che "non riuscirò mai a
leggerlo per intero". Cases non ha una buona opinione nemmeno
di Giulio Einaudi: "Come sai ha sempre fatto il democratico tenendo
riunioni settimanali dei redattori e consulenti fissi. Naturalmente
ha sempre poi fatto quel che voleva (o che voleva Davico o altro suo
manager)". In una lettera del '78 Cases ritiene ormai disastroso
l'ambiente Einaudi, le famose riunioni del mercoledì sono ormai
di mera facciata e noiosissime e a Einaudi interessano soltanto le
"Grandi Opere". Insomma, altro che lapsus, qui ci sono motti
di spirito critico che non risparmiano i "mostri sacri".
Perché, forse, l'intelligenza è sempre "revisionista".
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