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Newsletter n.1 Febbraio 2005

Amicizie


E' morto Mario Luzi
il decano della poesia italiana, senatore a vita

IN PRIMO PIANO
Discussioni - Mercato editoriale, bestseller, cultura popolare
e il "suicidio" della critica militante


Baricco
Lo scrittore diventa editore della Fandango Libri

Editoria
Agli "Stati Generali" gli scrittori non hanno diritto di parola

Lettura
Sono sempre meno i giovanissimi che si dedicano ai libri

Ristampe
Una antologia che non si emenda

Polemiche
Il consumismo visto da destra, visto da sinistra

Premi letterari
Una inflazione (e una febbre) che non accenna ad acquietarsi

Letteratura Usa
Quali i compiti degli scrittori nell'America del dopo-11 settembre?

Enigmi
L'identità misteriosa di Elena Ferrante

Covacich
Quando il reality show diventa un romanzo

Baumann
L'intellettuale come mediatore culturale


Guglielmi
Un numero monografico di "Panta" sul critico bolognese

Amicizie
Parise e La Capria, complici e insoddisfatti

Carteggi
Tra Cesare Cases e Sebastiano Timpanaro lettere senza convenevoli

Critica
Perché bisogna cambiare il "canone"

Meticciato
Se gli stranieri decidono di scrivere in italiano

Revisioni
Sgalambro vs Sciascia: basta coll'equazione Sicilia = mafia

Arthur Miller
Morte di un commesso drammaturgo

Letteratura e psicoanalisi
Un convegno a Roma sul disagio della civiltà

Lutti
È morto Aldo Carotenuto, psicanalista junghiano

Transeuropa Express
Scrittori europei a confronto a Roma

Parise e La Capria, complici e insoddisfatti
Le amicizie vere tra scrittori sono rare, sono sempre minate dalla competitività e da ragioni ora mondane ora "diplomatiche". Ma quando uno dei due è morto, l'amicizia si può dispiegare senza troppi retropensieri. È quel che avviene oggi a Raffaele "Dudù" La Capria che ha pubblicato presso Minimum Fax il libro Caro Goffredo, una saggio affettuoso e acuto per rievocare i rapporti amicali che lo scrittore napoletano ha avuto per lungo tempo con Goffredo Parise, prima della sua morte nel 1986 a soli 57 anni. Un'amicizia cresciuta soprattutto sulla condivisione di varie


Raffaele La Capria

idiosincrasie, a partire da quella contro la letteratura "impegnata" e quella pervasa dal demone dell'ideologia. La Capria e Parise si percepiscono come degli scrittori disincantati e "scontenti", sono due tendenziali libertini che cercano dolorosamente di andare alla radice delle cose, così che entrambi detestano nella scrittura il prevalere della razionalità, e La Capria volentieri riconosce all'amico una speciale "intelligenza del cuore". In una lettera a "Duddù" Parise scrive: "Quelli che mi vogliono bene pensino a me come a una persona morta che è però viva e felicissima, tra i giorni che passano come il vento, che ha cambiato vita e non sa né come, né perché". L'autore dei Sillabari era un vitalista che inseguiva l'energia della vita fin dentro il presentimento della fine precoce.


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