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Le
amicizie vere tra scrittori sono rare, sono sempre minate dalla
competitività e da ragioni ora mondane ora "diplomatiche".
Ma quando uno dei due è morto, l'amicizia si può dispiegare
senza troppi retropensieri. È quel che avviene oggi a Raffaele
"Dudù" La Capria che ha pubblicato presso Minimum
Fax il libro Caro Goffredo, una saggio affettuoso e acuto per rievocare
i rapporti amicali che lo scrittore napoletano ha avuto per lungo
tempo con Goffredo Parise, prima della sua morte nel 1986 a soli
57 anni. Un'amicizia cresciuta soprattutto sulla condivisione di
varie
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Raffaele La Capria
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idiosincrasie,
a partire da quella contro la letteratura "impegnata"
e quella pervasa dal demone dell'ideologia. La Capria e Parise si
percepiscono come degli scrittori disincantati e "scontenti",
sono due tendenziali libertini che cercano dolorosamente di andare
alla radice delle cose, così che entrambi detestano nella
scrittura il prevalere della razionalità, e La Capria volentieri
riconosce all'amico una speciale "intelligenza del cuore".
In una lettera a "Duddù" Parise scrive: "Quelli
che mi vogliono bene pensino a me come a una persona morta che è
però viva e felicissima, tra i giorni che passano come il
vento, che ha cambiato vita e non sa né come, né perché".
L'autore dei Sillabari era un vitalista che inseguiva l'energia
della vita fin dentro il presentimento della fine precoce.
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