“L’arte rischia tanto. Lo scrittore,
o il presunto tale rischia di meno, molto meno. Le
parole oggi viaggiano su internet, sono veloci e, come
l’acqua, scorrono. Il problema è quello che lasciano. In
molti casi nulla. In questo inferno caotico tutto si
riduce in un minestrone indefinito di notizie ed
informazioni. Allora si vive di istant-book, scritti e
pensati per essere consumati, come qualsiasi altro
prodotto, ma un opera, un’opera di valore ha bisogno
invece di tempi per affermarsi, di attenzione e di una
diffusione e promozione di cui oggi si sente la
mancanza”. E’ il grido d’allarme che lancia Alessando
Trigona Occhipinti, segretario generale del Sindacato
Nazionale Scrittori, nell’intervista al nostro giornale.
Segretario Occhipinti, l’Italia, oltre che di
navigatori e santi, è anche un paese di
scrittori?
“Poeti! Essenzialmente un popolo di
navigatori, santi e poeti. Poi sulla qualità dei poeti
ci sarebbe anche da discutere, ma, come tradizione, è
indiscutibile che l’Italia sia un paese di poeti. Di
scrittori meno, di drammaturghi assolutamente no, ad
eccezione di Pirandello. L’autore teatrale, quale sono
io, per il teatro contemporaneo non esiste e non deve
esistere. Per il resto tutti scrivono o hanno scritto
poesie. Tutti ne parlano, ma nessuno le legge. E non so
se questo sia un bene o un male tenuto conto del livello
complessivo. Scherzi a parte, è vero che comunque in
Italia c’è un eccesso di produzione letteraria. C’è un
po’ di tutto. Sicuramente troppo. La verità è che ormai
stampare un libro costa relativamente poco e molti si
improvvisano editori e scrittori. Forse proprio per
questo da noi non c’è più un’idea di letteratura, di
scrittura. E di scrittori veri. Anthony Burgees diceva
che un tempo uno scrittore scriveva perché aveva
qualcosa da dire, oggi per scoprire se ha qualcosa da
dire”.
L’arte dello scrivere cosa rischia in una
società come la nostra, dove la comunicazione e
l’informazione viaggiano su canali mediatici più
immediati e veloci, quali internet, la radio o la
tv?
“L’arte rischia tanto. Lo scrittore, o il
presunto tale rischia di meno, molto meno. Le parole
oggi viaggiano su internet, sono veloci e, come l’acqua,
scorrono. Il problema è quello che lasciano. In molti
casi nulla. In questo inferno caotico tutto si riduce in
un minestrone indefinito di notizie ed informazioni e si
perde il senso di quello che si fa. Allora si vive di
istant-book, scritti e pensati per essere consumati,
come qualsiasi altro prodotto, ma un opera, un’opera di
valore ha bisogno invece di tempi per affermarsi, di
attenzione e di una diffusione e promozione di cui oggi
si sente la mancanza. Allora lo scrittore si adegua o
cerca di farlo. Vive anche lui dell’immediato, segue le
mode e le tendenze. Si omologa al tutto e al niente
dell’oggi. E la sua arte non ha neanche il tempo di
definirsi. Così l’editoria è sempre alla ricerca
sconsiderata del caso letterario. I “cannibali” prima,
le melisse p. oggi, come anni fa le lara cardella. Se
poi aggiungiamo che è più facile per un calciatore o
velina che sia trovare un editore il quadro si completa.
Siamo ai nani e ballerini. E gli scrittori si
improvvisano”.
Cosa fa esattamente il Sindacato Nazionale
Scrittori?
“Dal 1945 rappresenta o cerca di farlo
gli scrittori nelle istituzioni per difendere i loro
interessi. Anche economici. Siamo presenti in alcune
commissioni ministeriali (il Comitato consultivo per il
diritto d’autore, per esempio), nella SIAE. Cerchiamo di
far capire al mondo politico quelle che sono le reali
esigenze della categoria: le cosiddette politiche
culturali di cui tanto si favoleggia e mai niente si fa.
Con l’introduzione della legge sulla “reprografia”
(fotocopia) poi abbiamo siglato una serie di accordi
“erga omnes” con gli editori, la SIAE e i rappresentanti
degli utilizzatori (Ministeri, Enti, Università,
copisterie, etc.) in base ai quali la SIAE incassa e
ripartisce i proventi. A novembre sarò a Il Cairo a
rappresentare la mia Organizzazione in seno
all’assemblea delle Associazioni di Scrittori arabi. Un
appuntamento delicato. Molto delicato teso ad avviare un
contatto, un ponte tra occidente e oriente in barba a
tutti i sostenitori dello scontro di civiltà. Certo non
mi troverò a parlare con Salmam Rushdie. Tutt’altro. Ma
occorre conoscersi, comunicare, confrontarsi per evitare
che il disastro bellico dell’Iraq si traduca in una
Caporetto politico-culturale”.
Segretario, permette una domanda banale, alla
Marzullo per intenderci: è il lettore che seleziona lo
scrittore oppure è lo scrittore che sceglie il lettore?
“Più che l’uno o l’altro è il sistema a decidere
dell’uno e dell’altro o per l’uno e per l’altro.
Funziona così. Ed è un sistema malato. Molto malato. Che
non si rende conto che, cercando di lucrare
sull’immediato, gli istant-book, i best-seller,
improvvisando mode si creano dei danni culturali enormi
senza produrre alla fine né nuovi scrittori, né tanto
meno nuovi lettori. Una volta le case editrici
utilizzavano i best-seller per sostenere una collana
oppure delle altre pubblicazioni. Una sorta di
investimento sulla qualità utilizzando i proventi di
prodotti commerciali al fine di sostenere iniziative di
maggior valore, ma dalla minore commerciabilità. Adesso
non è più così. Un libro ha una propria contabilità:
entrate ed uscite. E alla fine si tirano le somme. Se il
prodotto non vende viene messo fuori dal circuito. È
chiaro che così un libro, se non si afferma subito, è
tolto dal mercato, viene ritirato dalle librerie e
finisce al macero. Con grave danno per l’affermazione di
un’opera. Anche in caso di macero è l’editore che ci
guadagna e non l’autore. Esistono dei contributi
ministeriali per il macero e allora… si pubblica per
macerare libri. Poi c’è Internet che rompe ogni logica.
Nasce così il terrore del nuovo mezzo di comunicazione.
Come fare? Cosa succederà? E libri come li utilizzeremo?
Una paura che paralizza e ottunde il ragionamento con il
rischio, quello sì reale, che il futuro passi senza che
neanche ce ne si renda conto”.
Il Sindacato Nazionale Scrittori ha qualche
richiesta da formulare al governo
italiano?
“Alcune di queste le abbiamo già
formulate nelle sedi opportune. È indispensabile
riformare il sistema editoria. Una nuova legge per il
libro. Dare vita a distribuzioni parallele a quelle di
mercato. Sostenere le pubblicazioni di qualità. Creare
un “Fondo per la creatività”, forme di sostegno che
aiutino lo scrittore nel momento della creazione
dell’opera: borse di studio, prestiti d’onore, la
possibilità di accedere dei finanziamenti che possano
aiutare lo scrittore, l’autore nel suo lavoro di ricerca
e di stesura dell’opera. Non è chiedere la luna. Ma
quello che avviene in molti Paesi europei, Inghilterra
inclusa. Finanziare il tutto con i proventi del diritto
d’autore. Il cosiddetto “non-ripartibile” derivante per
esempio dalla stessa “reprografia” oppure introducendo
il “pubblico dominio pagante”, cioè stabilire una
percentuale minima sul prezzo di copertina di opere
fuori diritti (70 anni dalla morte dell’autore) da
destinarsi a finanziare il Fondo. È un principio
semplice: che i morti sostengano i vivi! Un principio
che gli editori pregiudizialmente respingono”.
Può consigliarci qualche buon
libro?
“Se si ama il teatro, oltre alle mie opere
consultabili sul mio sito www.trigona.it, quelle del neo
Premio Nobel Harold Pinter. Altrimenti ci sono i
classici quali “Delitto e castigo” che amo. Camus,
Sartre, Boll, Pessoa, Marquez, gli americani De Lillo e
Carver. Come vede mi sto tenendo fuori dallo stretto
contemporaneo e soprattutto dagli italiani. Sono pur
sempre un Segretario generale ed ogni nome che
indicherei, o che non indicherei, potrebbe anche
rappresentare un boomerang. Ma su di uno, un solo
presunto scrittore italiano mi sento di pronunciarmi,
non tanto per leggerlo, ma proprio per NON leggerlo: la
giornalista Oriana Fallaci. Quella no, non la sopporto”.